Crollo del prezzo del petrolio: il sogno è finito?

23.03.2021. La settimana appena trascorsa non è stata una buona settimana per il prezzo del petrolio. Dopo l’ascesa, il tonfo. Per la precisione, il calo più vistoso è stato registrato giovedì. Qual è la causa di questo deprezzamento? Si è trattato di un incidente di percorso oppure si può affermare che il rally partito lo scorso novembre si sia esaurito? Cerchiamo di rispondere a queste domande.

La situazione attuale

Nella giornata di giovedì 17 marzo sia il WTI che il Brent hanno fatto segnare cali considerevoli. Si parla di un deprezzamento pari all’8,68% per il WTI e pari all’8,01% per il Brent. A conti fatti, si tratta della discesa in un singolo giorno più ripida dal drammatico aprile del 2020, quando il mercato entrò nel panico per l’esplosione della pandemia. Ad ogni modo, sempre lo stesso giorno, il WTI ha toccato quota 58,99 dollari, mentre il Brent quota 62,55 dollari.

Cifre tutt’altro che pessime, se guardati in assoluto, ma che fanno specie se si considera che meno di una settimana prima entrambi “i petrolio” avevano superato i 70 dollari. Certo, già da lunedì 22 marzo la discesa si è arrestata. Non c’è stato però un vero e proprio recupero, piuttosto una navigazione in laterale. Dunque, è legittimo chiedersi se si sia esaurita la spinta rialzista del petrolio, la quale tra l’altro appariva non troppo giustificata dalle performance dell’economia reale.

Le problematiche lato domanda

Perché il prezzo del petrolio ha arrestato così bruscamente la sua ascesa? Una prima risposta potrebbe riguardare la presa di coscienza che no, la ripresa economica non sarà lineare come previsto. Anzi, in alcuni paesi dell’Europa la strada si sta rivelando più accidentata del solito, visti gli ostacoli sul fronte sanitario.

Di conseguenza, la fine della pandemia, nonostante i bei presupposti dei piani vaccinali, potrebbe essere posticipata. Ciò significa che il consumo del petrolio non subirà il colpo di coda tanto atteso. Se si prende per buona questa tesi, allora non si prospettano dei mesi facili per il prezzo del petrolio.

Le problematiche lato domanda

Più tecniche, invece, sono le problematiche lato offerta. in primis, va segnalata la questione americana. Tra febbraio e marzo, infatti, la produzione degli Stati Uniti ha subito uno stop a causa del maltempo. Da qualche giorno, invece, sta andando a pieno regime o quasi, come dimostra l’aumento della produzione pari a 10 milioni di barili al giorno. La crescita repentina dell’offerta potrebbe aver spostato gli equilibri, e spinto giù il prezzo. Non è un caso che proprio il WTI abbia fatto segnare il calo percentuale più vistoso.

A pesare potrebbe essere stata anche la consapevolezza che il taglio autoimposto della produzione saudita potrebbe non avere seguito ad aprile. Senza considerate le pressioni che l’OPEC sta subendo per la riduzione dei tagli. A marzo ha resistito, e confermato i tagli dei mesi precedenti, ma gli investitori hanno intuito che la situazione non potrà durare al lungo. Sicché, in quella che è una dinamica tutto sommato classica, hanno iniziato a riposizionarsi. 

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