Tensione sulla riunione OPEC del 4 marzo, l’India chiede un aumento di produzione

03.03.2021. L’India si è esposta e ha chiesto ufficiosamente all’OPEC di invertire la rotta. Questa richiesta aggiunge carne al fuoco della riunione OPEC di domani, che si preannuncia abbastanza turbolenta. Ma quali sono nello specifico le richieste dell’India? E da quali motivazioni sono mosse?

La richiesta dell’India

La richiesta dell’India è molto semplice: aumentare la produzione già a partire da aprile. L’OPEC ha deciso importanti tagli alla produzione, in modo da sostenere il prezzo del petrolio. La misura in effetti ha funzionato, sebbene non sia chiaro l’impatto esercitati da altri fattori, che poco hanno a che vedere con lo squilibrio tra domanda e offerta.

La richiesta è giunta per via traverse da un importante funzionario del governo indiano. Stiamo parlando di Tarun Kapoor, segretario del Ministero del Petrolio e del Gas, che in occasione di un incontro con i giornalisti a Mosca, dove era in visita, ha dichiarato: “Non siamo d’accordo con i tagli artificiosi dell’OPEC”.

Non deve stupire che questo grido di allarme sia giunto proprio dall’India. Infatti, il colosso asiatico figura tra i più grandi importatori di petrolio al mondo. Anzi, occupa il terzo posto in questa speciale classifica. E’ ovvio che un aumento del prezzo del petrolio, favorito ovviamente dall’ondata di tagli alla produzione, nuoccia pesantemente all’economia indiana. 

E non è nemmeno la prima volta che l’India si scaglia contro le decisioni dell’OPEC. Anzi, a febbraio era intervenuto proprio il ministro indiano del petrolio e del gas, che aveva espresso a chiare lettere il suo disappunto per le scelte dell’OPEC, dichiarando che l’aumento del prezzo del petrolio avrebbe danneggiato la ripresa economica dell’India.

Cosa sta succedendo al prezzo del petrolio

I timori dell’India circa il prezzo del petrolio sono fondati? In effetti, il prezzo del petrolio ha fatto segnare performance inaspettate negli ultimi tempi. Si prevedeva un 2021 difficile, ma gennaio e febbraio hanno consegnato un petrolio ai massimi da tredici mesi.

Quanto ciò sia merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) dell’OPEC non è dato saperlo. Anche perché si sono intrecciati numerosi fattori, non ultima una generica  ma intensa speranza circa le campagne vaccinali.

Ovviamente, il taglio alla produzione deciso dall’OPEC ha inciso parecchio. Anche perché, complessivamente, i tagli delle ultime riunioni equivalgono al 7% della domanda mondiale. 

Cosa bolle nella pentola dell’OPEC

A inizio anno, gli analisti si aspettavano che la stagione dei tagli sarebbe proseguita ancora a lungo. Tuttavia, le recenti performance del petrolio hanno cambiato le carte in tavola. Dunque, appare realistico un approccio più accomodante da parte dell’OPEC. In estrema sintesi, domani si potrebbe assistere a una riduzione dei tagli. Le previsioni non parlano di un liberi tutti, bensì di un timido aumento della produzione di mezzo milioni di barili al giorno. 

Da un lato, infatti, vi è la consapevolezza del trend del petrolio e la decisione dell’Arabia Saudita di diminuire la produzione in modo unilaterale (che ha ulteriormente contratto l’offerta). Dall’altro lato ci sono però le incertezze circa la domanda del petrolio, che potrebbe andare incontro a nuove difficoltà.

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