Petrolio in borsa: come investire

Investire sul petrolio in borsa. Questo concetto è tutt’ora oggetto di fraintendimenti, soprattutto tra i profani del mestiere, tra la gente comune e tra gli aspiranti trader. Facciamo chiarezza nell’articolo che segue, nel quale forniremo alcune indicazioni utili per chi vuole iniziare a investire sul petrolio in borsa.

Forniremo una definizione chiara circa questa espressione, parleremo delle modalità di investimento (che sono molte), illustreremo i fattori che incidono sul mercato e vi guideremo in una fase nevralgica, per quanto iniziale, dell’attività di investimento: la scelta del broker.

Il legame tra petrolio e borsa

Cosa significa esattamente investire sul petrolio in borsa? Cosa c’entra il petrolio con la borsa? Domanda più che legittima, se si pensa che il petrolio è una materia prima, mentre la borsa è il mercato delle azioni, le quali a loro volta sono collegate a società e aziende. In realtà, l’espressione è impropria, ma ha comunque un significato preciso.

Ovvero, indica l’investimento sulle azioni delle società petrolifere. Queste società si occupano di estrarre il petrolio dai giacimenti, spesso e volentieri lo raffinano anche, sicuramente lo vendono. Sono società fondamentali, in quanto garantiscono, attraverso la loro opera sul campo, lo svolgimento delle attività produttive, i trasporti finalizzati al commercio o alla mobilità.

Non è un caso che tali società vengano considerate strategiche per le economie nazionali. Un esempio è dato dalla nostra Eni, che è una delle aziende più importanti per l’economia italiana.

Nella stragrande maggioranza dei casi, sono delle vere e proprie multinazionali, che controllano un giro d’affari di decine di miliardi di dollari all’anno, spesso addirittura centinaia. Appare dunque fisiologica la tendenza, espressa da molti trader, a privilegiarne i titoli azionari e a farne un’occasione di investimento.

Petrolio oggi: tre metodi per fare trading

Si fa presto a dire petrolio e borsa. In realtà, è possibile investire secondo diverse modalità, ciascuna delle quali comporta rischi e pone in essere opportunità proprie. Le modalità sono almeno tre. Ecco una panoramica.

Trading azionario diretto. E’ l’investimento più classico, il quale consiste nell’acquisto di azioni, nella fruizioni di eventuali dividendi, nella vendita al momento opportuno (quando si realizza il surplus più elevato). Molte banche offrono l’acquisto di azioni, spesso distribuite in “pacchetti”. L’acquisto, ovviamente, può essere effettuato anche attraverso i broker retail specializzato. Non è la modalità di investimento più veloce, e infatti è riservata al trading di lungo periodo (si detengono le azioni per mesi o anni).

Trading Future. E’ una modalità adatta a chi pratica l’investimento speculativo, che di norma è rapido (apertura e chiusura di posizioni frequente, nell’ordine dei giorni e delle settimane). I Future sono prodotti derivati che utilizzano come sottostante un asset reale, in questo caso le azioni delle società petrolifere. Sono però prodotti “ufficiali”, scambiati all’interno di mercati regolamentati, emessi da enti con valenza pubblica.

Trading CFD. I Contract For Difference sono simili ai Future. Sono anch’essi prodotti derivati, i quali però sono scambiati all’interno di un mercato Over The Counter, dunque non ufficiale. Infatti, i CFD sono emessi direttamente dai broker. Sono in media più vari, in quanto la loro emissione è legata a un numero minore di vincoli. Per lo stesso motivo, sono anche meno costosi. Per chi intende il trading in una certa maniera, ovvero in senso fortemente speculativo, rappresentano la scelta migliore. Anche perché, al giorno d’oggi, sono tantissimi i broker che puntano sui CFD, piuttosto che sul trading diretto. Dunque, l’offerta è molto ampia e capace di soddisfare le esigenze di tutti i trader, o aspiranti tali.

Petrolio in borsa: le società petrolifere da monitorare

Quali sono le società che gestiscono il petrolio in borsa? Quali sono le aziende petrolifere maggiormente “scambiate” sui mercati? Ecco una panoramica.

Exxon Mobil. Società statunitense quotata a Wall Street, è tra i primi quattro leader del settore. Gestisce molte sussidiarie, tra le quali spicca l’Esso. Exxon è il risultato della fusione tra Exxon e Mobil, realizzata nel 1988.

British Petroleum. Società di origine britannica, è quotata sia Londra che a New York. Si caratterizza per un dividendo medio molto alto, che si avvicina al 6%. E’ tra le preferite di chi pratica il trading diretto.

Total. Multinazionale di origine francese è quotata in molti mercati, ovvero a Parigi, Milano e New York. Il nome completo è TotalERG, il quale è stato varato dopo la fusione con la ERG Petroli. In Italia, è presente solo nell’industria di raffinazione avanzata (fabbricazione di benzine e lubrificanti).

Royal Dutch Shell. Società di origine olandese, dalle nostre parti è nota come Shell. Analogamente alla British Petroleum, si distingue per i dividendi mediamente elevati, pari al 6%. E’ quotata alla borsa di New York.

Eni. Non è tra le prime quattro, ma sicuramente si guadagna la top 10. E’ una delle aziende più importanti del panorama italiana. E’ quotata alla borsa di Milano.

Cosa muove il prezzo del petrolio

Chiedersi come muove il prezzo delle azioni petrolifere significa, in realtà, chiedersi cosa muove il prezzo del petrolio. Le quotazioni dei titoli azioni di queste società, infatti, dipendono in maniera significativa, se non radicale, dalle quotazioni del petrolio. Il perché è ovvio: se il petrolio si deprezza, tali società vanno incontro a una contrazione dei ricavi; se il petrolio si apprezza, i loro guadagni aumentano. D’altronde vendono petrolio, spesso in tutte le sue forme (per lo più raffinato).

Il prezzo del petrolio dipende, come tutti gli altri asset del resto, dalla legge della domanda e dell’offerta. La domanda di petrolio è suscettibile delle performance delle varie economie. Se per esempio l’economia è in crisi e le aziende vanno in sofferenza, si segnalano cali di produzione e la domanda di petrolio diminuisce. Discorso inverso se l’economia cresce e le aziende in salute.

L’offerta dipende invece da fattori più variegati. Certamente incide la geopolitica: se scoppiano disordini in una zona di estrazione, tale estrazione risulta difficoltosa e l’offerta diminuisce. Discorso simile in caso di sanzioni che impongono un divieto di esportazione. Senza dimenticare l’Opec. Negli ultimi anni, per esempio, sono stati decisi tagli di produzione finalizzati a un aumento del prezzo.

Petrolio, prezzo WTI e Brent

Abbiamo più volte parlato del legame tra petrolio e società petrolifere, anche in una prospettiva di investimento. E’ ora, dunque, di operare una precisazione fondamentale, che va presa in considerazione quando si parla di petrolio e borsa.

Non esiste un solo petrolio.

Le due tipologie più importanti sono il WTI e il Brent.

  • Il petrolio WTI è quello estratto in Texas, Nord Dakota e in Louisiana.
  • Il petrolio Brent è quello estratto nel mare del Nord.

Il WTI è più pregiato perché contiene meno zolfo, pertanto è più lavorabile. Tuttavia, il Brent costa di più. Perchè? Semplice, perché è sorretto da una domanda più elevata, principalmente di origine asiatica, a sua volta causata da una maggiore trasportabilità (si trova già in mare). Inoltre, il Brent è “più raro” perché la produzione è più scarsa.

Nella maggior parte dei casi, sebbene in modo non esattamente proporzionale, il WTI e il Brent vanno di pari passo. Attualmente, in questa fine di 2020, vivono una situazione di deprezzamento, sebbene siano lontani i minimi toccati nei mesi più cupi della recente crisi.

L’importanza della scelta del broker

Propedeutico a qualsiasi decisione sul fronte del trading, è la scelta dei broker. D’altronde, il broker incide sulle speranze di guadagno, per quanto ufficialmente sia solo un “intermediario”, un punto di contatto tra il trader e il mercato. In realtà, il broker “disegna” l’ambiente entro cui l’investitore opera. Tale ambiente può facilitare l’attività come renderla difficoltosa, risultare più costoso o meno costoso.

Il primo imperativo è individuare un broker onesto, e non è poi così complicato: è sufficiente verificare la presenza di una licenza. Il secondo obiettivo è individuare un broker di qualità, ed è già più difficile. Noi vi consigliamo di tagliare la testa al toro e optare direttamente per Plus500.

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  • Gli spread sono bassi e sempre dichiarati. A prescindere dal fatto che siano flessibili o meno, sono sempre dichiarati con la più totale trasparenza.
  • Propone una leva efficace. Per quanto riguarda i CFD del petrolio (materia prima e società petrolifere), il broker mette a disposizione una leva 1:10, che è abbastanza elevata da accelerare i guadagni maper alcuni trader puo’ causare guai irreversibili.
  • Sta dalla parte del trader con un servizio di assistenza molto efficace e con l’offerta di contenuti didattici capaci di formare gli aspiranti trader.

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