Prezzo del petrolio: gli effetti del blocco (e dello sblocco) del Canale di Suez

29.03.2021. Il blocco del canale di Suez è stato al centro delle cronache degli ultimi giorni. Snodo fondamentale per il commercio mondiale, gioca un ruolo fondamentale anche per la movimentazione del petrolio. E’ impossibile dunque non ipotizzare ripercussioni sul prezzo del petrolio, sia nel breve che nel medio termine. 

Cosa è successo al Canale di Suez

Il blocco del Canale di Suez è frutto di un incidente dai contorni non del tutto chiariti. Tuttavia, la vicenda può essere ricostruita come minimo a grandi linee. L’allarme è stato lanciato il 23 marzo 2021, alle ore 7.40 ore italiane. La nave portacontainer Ever Given ha subito gli effetti di una intensa tempesta di sabbia, è stata spinta fuori dalla sua rotta e si è incagliata su una delle due sponde. Nello specifico, ha ruotato di una quarantina di gradi, bloccando l’accesso al canale che, in quel punto particolare, è molto stretto.

Dopo vari tentativi di allargamento del canale, sono intervenuti dei rimorchiatori, il cui scopo era proprio di trascinare “a forza” la nave, in modo da rimetterla in posizione verticale. Le Autorità del Canale temevano che le operazioni potessero durare mesi ma, a quanto pare, la crisi dovrebbe rientrare presto, almeno stando alle ultime notizie di oggi 29 marzo 2021. Secondo varie agenzie di stampa la Ever Given si “sarebbe mossa”, a tal punto da riuscire a galleggiare. Molti comunque credono che serviranno almeno 3 o 4 giorni prima che il Canale di Suez torni alla sua piena funzionalità. Infatti, vi è da smaltire una fila enorme, composta da qualche centinaio di navi.

Gli effetti sul prezzo del petrolio

In questi giorni molti hanno pensato al blocco del Canale di Suez come al cigno nero di questo 2021. Una catastrofe per il commercio mondiale, che per buona parte passa attraverso il bacino artificiale. Per fortuna, la situazione dovrebbe rientrare abbastanza presto. Inevitabili i ragionamenti sul prezzo del petrolio, e in particolare del Brent, che viene trasportato in grandi quantità proprio attraverso il Canale di Suez.

In particolare, si pensava a un aumento del prezzo del petrolio. D’altronde, il blocco avrebbe causato – e in parte lo ha già fatto – una riduzione dell’offerta “artificiosa” ma comunque consistente. In effetti, in soli due giorni di crisi il prezzo del petrolio è salito. Sia il WTI che – ovviamente – il Brent hanno fatto segnare un aumento di qualche punto percentuale, recuperando parte del terreno perduto nei giorni precedenti.

Nella giornata di lunedì, una volta diffusa la notizia del parziale disincagliamento della nave, sia il WTI che il Brent sono andati incontro a una diminuzione del prezzo (per ora leggera).

Cosa ci insegna la vicenza del Canale di Suez

Il blocco (e lo sblocco) del Canale di Suez ci insegnano due cose. In primis, che il petrolio, essendo una materia prima con una forte applicazione nel mondo reale, può essere vittima di vicende che poco o nulla hanno a che fare con il mercato. Vicende “terrene”, a volte impreviste come imprevisto può essere solo un incidente di questa portata. Dunque, è necessario guardare anche e soprattutto a quanto accade oltre il mercato.

Il secondo insegnamento è che gli investitori sono molto reattivi rispetto a queste vicende. Infatti, prima ancora che la questione venissa definita nella sua gravità, gli investitori si sono dapprima posizionati long e poi short. 

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