Prezzo del petrolio sopra 60 dollari: le cause evidente e quelle nascoste

17.02.31. Il prezzo del petrolio non sembra voler arrestare la sua corsa. Nella mattinata di oggi, il Brent ha confermato una quotazione superiore ai 63 dollari al barile. Il WTI, invece, è stabilmente sopra i 60. Cosa sta succedendo? Gli ultimi mesi non lasciavano presagire nulla di buono sul fronte dell’oro nero, enti e istituzioni guardavano allarmati al prezzo del petrolio per il 2021. In cima alle preoccupazioni, la domanda depressa da pandemia e crisi economica. Eppure gli eventi di questo inizio anno sembrano superare persino le più ottimistiche previsioni.

Proviamo a indagare sulle cause, facendo riferimento a quelle evidenti e logiche… E a quelle nascoste. 

La corsa del petrolio

Prima di parlare delle cause, è bene fare un quadro della situazione. I numeri di oggi, se considerati fuori di contesto, non stupiscono più di tanto. D’altronde, siamo ben lontani dai massimi e dai minimi storici. Se invece contestualizziamo, e guardiamo a quanto accaduto durante l’anno appena trascorso, i numeri di oggi (come quelli di queste settimane del resto) appaiono sorprendenti.

Oggi il WTI è scambiato a più di 60 dollari al barile, il Brent a 63. Eppure a fine novembre, le due tipologie di petrolio stazionavano intorno ai 35 dollari. Si parla di un aumento dell’80-90%. Il trend, poi, non dà grossi segnali di inversione, lasciando intendere una fase meno aleatoria di quanto si possa immaginare.

Senza contare i minimi raggiunti nella seconda parte del 2020, che hanno gettato nel panico e nell’incertezza gli investitori. A un certo punto, i future hanno pure virato… In negativo! Un evento inedito, che ha generato non poco sgomento.

A partire da fine novembre, un trend rialzista e abbastanza ripido. Come mai? Cerchiamo di scoprirlo nei prossimi paragrafi.

Le cause più evidenti dell’aumento del prezzo del petrolio

Le cause dell’aumento del prezzo del petrolio possono essere distinte in cause evidenti, sotto gli occhi di tutti, e cause un po’ più occulte. Per quanto concerne le prime, segnaliamo…

  • Le prospettive della pandemia. Il coronavirus sta infuriando, ma è evidente un calo dei contagi a livello mondiale. A ispirare ottimismo è anche l’approvazione di molti vaccini, che recano in sé la promessa di una risoluzione della pandemia. Tutto ciò ha acceso le speranze degli investitori, che stanno palesemente scommettendo su una rapida ripresa economica. La quale significa principalmente una cosa: crescita della domanda di petrolio.
  • Le manovre dell’OPEC. Ovviamente, l’OPEC c’ha messo del suo per sostenere il prezzo del petrolio, soprattutto in una prospettiva pessimistica (che non si è avverata). Di certo, il taglio della produzione e dunque la riduzione dell’offerta ha inciso, e parecchio.
  • L’inconsistenza dei vari green deal. Unione Europea e Stati Uniti, nonché tantissime multinazionali, stanno progettando piano di riconversione e transizione energetica. Questo è un malus per il petrolio ma… Nel lungo periodo. Prima che tali progetti entrino a regime potrebbero trascorrere anni. Per ora, la ripresa economica incipiente passa necessariamente per un uso massiccio del petrolio.

Cosa sta accadendo in Texas

Trattiamo ora le cause occulta, anzi… La causa occulta. Come avrete intuito dal titolo, la questione riguarda il Texas. Ebbene, lo stato americano sta attraversando uno dei fenomeni climatici più estremi della sua storia, una tempesta di neve che da qualche giorno sta ostacolando le più svariate attività. Tra queste, proprio l’estrazione del petrolio.

Ciò significa una diminuzione “forzata” dell’offerta pare a un paio di milioni di barili al giorno. Ecco, la crescita ancora più repentina di questi giorni potrebbe essere spiegata anche con l’improvvisa defezione del petrolio texano, e i conseguenti squilibri tra domanda e offerta (a favore della prima). 

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