Prezzo del petrolio ancora su, che sta succedendo? Lo zampino della Libia

21.04.2021. Nella giornata di ieri, 20 aprile 2021, il prezzo del petrolio ha raggiunti livelli impensabili fino a qualche mese fa. Doveva essere un anno complicato per l’oro nero, alle prese con un contesto economico ancora incerto, e invece si sta rilevando di gran lunga superiore alle attese. Cosa sta succedendo? Ecco una riflessione sui motivi di questa formidabile ascesa.

Le straordinarie performance del Petrolio

Il petrolio ieri ha sfiorato i 68 dollari al barile. Il trend rialzista coinvolge sia il Brent che il WTI. Nello specifico, il petrolio britannico ha raggiunto i 67,50 dollari, segnando un rialzo giornaliero dello 0,63%, mentre il WTI ha raggiunto 63,70 dollari, frutto di un aumento dello 0,43%.

Queste performance stupiscono e appaiono difficilmente interpretabili, almeno a una rapida analisi. D’altronde, l’OPEC ha già iniziato ad allentare la morsa sulla produzione, decisione che in linea teorica (e certo, anche pratica) avrebbe dovuto raffreddare l’ascesa del prezzo del petrolio. Il nuovo corso della massima assise dei produttori ha ragionato esattamente in questi termini: l’oro nero si sta rivalutando troppo velocemente, dunque vi è la necessità di compensare alcuni squilibri e di intraprendere un percorso di normalizzazione. 

La questione della Libia e il prezzo del petrolio

Da dove nasce questo scatto rialzista, avvenuto a dispetto delle mosse dell’OPEC? Come al solito, è necessario dare un’occhiata a quanto accade al di fuori del mercato, nel contesto economico e produttivo. Da questo punto di vista, il petrolio è uno degli asset maggiormente legato ai fattori esterni. 

Ebbene, a balzare alle cronache di recente sono stati alcuni movimenti in Libia. Il paese nordafricano, infatti, ha sospeso le esportazioni dal porto di Hariga. Soprattutto, è stato annunciato che un medesimo provvedimento potrebbe coinvolgere altre strutture. Il motivo che è stato addotto fa riferimento a questioni di bilancio, ma la situazione non è stata chiarita a dovere. Ad ogni modo, si stima una perdita di circa 180.000 dollari al barile al giorno. Da qui, le dinamiche di riduzione dell’offerta e soprattutto le previsioni da parte degli investitori che tale riduzione si possa intensificare.

E’ soprattutto una questione di percezioni e di prospettive. Attualmente, queste ancora suggeriscono delle difficoltà lato offerta, e una superiorità in termini numerici della domanda. Da qui, il prezzo del petrolio che viaggia ancora in modo sostenuto. 

I fattori economici e monetari

Di certo, ha pesato anche la debolezza del dollaro, causata sia da un’economia che stenta a tornare ai livelli del 2019, sia da una politica monetaria ultraespansiva, e che sta già manifestando i primi effetti collaterali.

La situazione rimane ancora incerta. D’altronde, l’economia planetaria e con essa il destino di molti asset, è appesa al filo dell’emergenza sanitaria. Per adesso prevale l’ottimismo, nonostante le varianti che infuriano e i vaccini che a giorni alterni sono protagonisti di un calo di fiducia. Almeno su questo emisfero, la bella stagione è alle porte, e con essa la possibilità di coniugare la fisiologica attenuazione del contagio con uno scatto in avanti del piano vaccinale. 

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