Quotazioni petrolio: come leggerle e come prevedere per fare trading con profitto

Quotazioni del petrolio… Come leggerle? Come analizzarle? Sono domande che si pongono coloro che intendono investire sul petrolio e trarre profitto da approcci più o meno speculativi. In realtà, la questione è più complessa di quanto si possa immaginare, in quanto l’oro nero è legato a doppio filo con un certo numero di asset, eventi extra e intra mercato, dinamiche che vanno oltre il trading.

Ne parliamo in questo articolo. Inizialmente, faremo chiarezza sugli asset della “galassia petrolio”. Tratteremo, inoltre, la questione dei market mover, essenziale per riuscire a interpretare correttamente i prezzi. Infine, descriveremo i vari approcci al trading e faremo luce su un aspetto ancora troppo trascurato: la scelta del broker. 

Quotazioni petrolio: quali asset prendere in considerazione

Si fa presto a dire petrolio. In realtà, attorno a questa materia prima ruotano svariati asset. Ecco una panoramica delle tipologie di asset che, a vario titolo, hanno a che vedere con il petrolio.

WTI. E’ l’acronimo di West Texas Intermediate. E’ il petrolio greggio estratto negli Stati Uniti, e in particolare nel Texas, nel Nord Dakota e nella Louisiana. Esprime una qualità eccezionale, in quanto consente di ricavare elevatissime percentuali di benzina e gasolio. Tuttavia, anche a causa delle difficoltà logistiche che lo caratterizzano, non è il più costoso.

Brent. E’ il petrolio estratto nel mare del Nord, tra le Isole Britanniche e la Scandinavia. E’ qualitativamente inferiore al WTI (anche se non di molto). Tuttavia, il suo prezzo è generalmente più alto. Il motivo è semplice: trovandosi già all’interno di una rotta commerciale, non pone in essere grandi sfide logistiche. Dunque è più richiesto, soprattutto dai paesi emergenti (che sono letteralmente affamati di petrolio). 

Titoli delle compagnie petrolifere. Esse rappresentano un oggetto di investimento molto ambito, soprattutto se godono del rango di multinazionale. Anche perché generano fatturati enormi, che potrebbero essere paragonati ai PIL di stati di media grandezza. La scelta è molto ampia, sebbene l’attenzione degli investitori si concentri principalmente su cinque o sei compagnie.

Il WTI e il Brent vengono commerciati nella veste di sottostante, dunque nell’ambito del trading di derivati (ETF, CFD, Futures etc.). Le compagnie petrolifere invece vengono tradate nell’obbligazionario e, soprattutto, nell’azionario. I  loro titoli azionari sono nei portafogli di milioni di investitori in giro per il mondo.

Il legame tra petrolio greggio quotazione ed eventi economici

Interpretare le quotazioni del petrolio significa conoscere le dinamiche che muovono il mercato. Dinamiche che sono allo stesso tempo complesse e leggibili. Sono numerose, ma il loro legame è chiaro, la loro influenza cristallina. Se ci limitiamo all’analisi alla sola materia prima, e lasciamo da parte le compagnie petrolifere, i market mover principali sono tre: le prestazioni dei sistemi economici, gli eventi geopolitici e l’operato delle autorità. 

I motivi che stanno alla base dell’impatto dell’economia reale sono evidenti. Quando l’economia cresce, le attività produttive ne giovano, dunque aumenta la “fame di petrolio”. La domanda cresce e di conseguenza crescono le quotazioni. Succede l’esatto opposto se l’economia reale arranca. Tra l’altro, è sufficiente dare un’occhiata ai grafici per comprendere come ai massimi dell’oro nero corrispondano periodi di forte crescita economica, mentre ai minimi corrispondano periodi di profonda crisi. 

Per quanto riguarda gli eventi geopolitici, essi possono causare squilibri lato offerta. Pensiamo ai conflitti in Nord Africa e Medio Oriente, che rendono difficoltose o addirittura impossibili le estrazioni di petrolio. In questo caso, ovviamente, le quotazioni crescono, proprio perché l’offerta sovrasta la domanda, o comunque piega il rapporto a suo favore. E’ il market mover più complicato da gestire, anche perché tali eventi emergono di solito repentinamente.

Cosa dire, infine, dell’operato delle autorità? In questa categoria possono essere inserite certamente le decisioni dell’OPEC, che possono tagliare o svincolare la produzione a seconda delle necessità, posto che il loro scopo è sostenere il prezzo del petrolio. In genere, le delibere OPEC sono efficaci, almeno fino a un certo punto. Spesso, infatti, vengono “tagliati” alcuni milioni di barili al giorno.

Nella categoria “decisione delle autorità”, però, possono essere inseriti anche i processi decisionali dei legislatori nazionali. Se per esempio essi puntano sul green, e a scapito del petrolio, le quotazioni di quest’ultimo subiscono un impatto non indifferente. Va detto che questi piani di riconversione e transizioni si sviluppano nel corso degli anni o dei decenni. Tuttavia, è probabile che buona parte degli investimenti sconti subito queste notizie, generando comunque un impatto nel breve periodo. 

I market mover degli asset petroliferi

Il discorso è simile e allo stesso tempi diverso per le compagnie petrolifere. In questo caso, i market mover “specifici” sono almeno due: le performance nel mercato di riferimento e il prezzo del petrolio.

Le compagnie petrolifere hanno, logicamente, molto a che vedere con l’oro nero. Tuttavia, sono comunque delle aziende, e come tali agiscono nell’azionario. Sicché, alla pari di tutte le altre, impongono uno studio delle performance nel proprio business, per analizzare e prevedere le quotazioni dei relativi titoli azionari. Non è un caso che la legga imponga la pubblicazione dei dati economici e patrimoniali. La loro consultazione è un diritto degli azionisti. Ciò richiede qualche sforzo, anche perché non è facile destreggiarsi tra numeri e conti economici.

Ovviamente, le compagnie petrolifere sono estremamente suscettibili al prezzo del petrolio. D’altronde, è la materia prima cui ruota il loro business. Se per esempio il petrolio si svaluta, una compagnia specializzata nell’estrazione risulta danneggiata, spesso in modo plateale. 

Stesso discorso per le prestazioni dell’economia reale. Se questa è in crisi, la richiesta di servizi nonché le vendite si riducono di conseguenza. 

Da questo punto di vista, i market mover del petrolio sono gli stessi delle compagnie petrolifere. Come è logico ed evidente, le due asset class sono strettamente correlate. Le quotazioni del petrolio oggi, ovvero in questo periodo, se confrontate con quelle di alcune compagnie, tuttavia rivelano una dinamica sotterranea, che piano piano sta emergendo: il tentativo delle compagnie stesse di svincolarsi dall’oro nero. A dimostrazione di ciò, progetti di transizione energetica, per quanto parziale. Insomma, può sembrare un paradosso, ma molte compagnie petrolifere si “stanno dando” alle rinnovabili. Un modo per diversificare, oltre che per migliorare la propria immagine all’occhia della clientela minuta e degli stakeholder. 

Come leggere il prezzo del petrolio

Leggere il prezzo del petrolio, come di qualsiasi altro asset, non è semplice come sembra, soprattutto se lo scopo è trarre informazioni utili all’attività di trading. Occorre andare oltre i numeri e trovare le cause, interpretare le dinamiche, riconoscere i rapporti di interdipendenza tra le quotazioni e gli eventi. Rapporti che si riflettono sui grafici, per chi ha competenze sufficienti.

Il primo consiglio è di non guardare mai un prezzo come un fatto isolato. Non lo è mai, in primis perchè va rapportato a quanto accade al di fuori del mercato; in secondo luogo perché va rapportato al percorso che l’asset ha compiuto fino a quel momento. Insomma, è necessario contestualizzare nel tempo… E nello spazio.

Il secondo consiglio è di utilizzare tool specifici per l’analisi dei prezzi o, per meglio dire, dei grafici. Il riferimento è agli indicatori e agli oscillatori dell’analisi tecnica. Essi, se usati con saggezza e competenza, sono in grado di estrarre dai semplici numeri evidenze utili all’attività di trading, all’operatività vera e propria. Per esempio, aiutano a individuare i corretti punti di uscita e di entrata. 

Come fare trading con il petrolio

Si fa presto a dire “trading con il petrolio”. In realtà il concetto è molto complesso, e racchiude in sé molte attività.

Occorre, in primis, operare una distinzione tra trading sul petrolio e trading sulle compagnie petrolifere. Nel primo caso, è necessario fare riferimento sempre e comunque a prodotti derivati, che abbiano come sottostante il WTI o il Brent, che sono  le tipologie di greggio correntemente utilizzate come Benchmark. E’ impossibile proprio dal punto di vista logistico commerciare direttamente la materia prima.

Se invece parliamo di compagnie petrolifere, la scelta è molto ampia. E’ possibile fare trading con le obbligazioni e con le azioni. In questa fattispecie, si può optare per il trading diretto o per quello indiretto. Il trading diretto corrisponde alla compravendita di azioni vere e proprie. Si tratta di un metodo consueto, che consigliano persino le banche, che non punta necessariamente alla speculazione quanto alla generazione di un surplus nel lungo periodo e al godimento dei dividendi. 

Il trading indiretto consiste nell’impiego di prodotti derivati come CFD e Futures (e anche ETF). Le azioni, in questo caso, fungono da sottostante. Non è possibile ottenere i dividendi, ma è possibile praticare del buon trading veloce, vista la rapidità e la relativa accessibilità di questi strumenti. I Future sono prodotti derivati “ufficiali”, emessi da enti autorevoli. Offrono granitiche garanzie di sicurezza ma sono relativamente pochi e anche abbastanza costosi. I CFD, invece, sono emessi dai broker. Di per sé non sono regolamentati. Tuttavia, i broker lo sono, e pure in modo stringente. Dunque, stiamo parlando di prodotti capaci di offrire buone garanzie di sicurezza. Inoltre, sono numerosi e mediamente meno costosi. Alcuni broker addirittura azzerano le commissioni!

Come scegliere il broker

La scelta del broker è fondamentale per almeno due motivi. In primo luogo, incide sui guadagni, in quanto un livello commissionale troppo elevato erode i profitti. Secondariamente, perché i broker non si limitano a offrire dei servizi di intermediazione, ma in un certo senso disegnano l’ambiente entro cui opera l’investitore, un ambiente che può essere più o meno confortevole, più o meno funzionale alla generazione dei profitti.

Riconoscere un broker onesto è abbastanza semplice, dal momento che tutti sono tenuti a possedere una licenza regolarmente erogata dagli enti di controllo. Riconoscere un broker di qualità è già più difficile, anche perché in gioco ci sono numerosi fattori, di natura tecnica e non. Il consiglio è di tagliare la testa al toro, e di optare direttamente per uno dei migliori broker in circolazione: Plus500.

Cosa offre Plus500

Plus500 non è solo uno dei migliori broker in circolazione, è anche uno dei più famosi. La fama è meritata, vista la qualità dei servizi, tra l’altro evidente dai feedback dei clienti.

Uno dei punti di forza di questo broker è l’offerta, che è abnorme e varia. Conta numerosissimi CFD, tra cui spiccano, appunto, quelli legati al petrolio. Essa è valorizzata da un approccio al tema costi molto accomodante. Le commissioni sono addirittura azzerate, sostituite da spread variabili in base alla liquidità dell’asset e ad altri fattori. Il deposito minimo iniziale, poi, è basso. Esso si attesta sui 100 euro, una cifra alla portata di tutti.

Con Plus500 è possibile operare in leva, secondo le direttive e le regole imposte dalle autorità internazionali.

Un altro pregio risiede nell’offerta di strumenti consultivi e analitici, che conferiscono spessore all’esperienza dei trader, permettendo loro di tradare con cognizione di causa, integrando elementi di razionalità e di scientificità nelle loro azioni di investimento.

Ottimo è il livello dell’assistenza, sempre pronta a risolvere i dubbi tecnici dei clienti, nonché reperibile attraverso una pluralità di canali. Anche i materiali didattici abbondano, sebbene Plus500, c’è da dire, si rivolga essenzialmente a trader già formati. Tuttavia, aggiunge utili tasselli di conoscenza anche ai background più completi. 

Fare trading con Plus500 è semplice, vista l’accessibilità dell’interfaccia. In una sola schermata, per esempio, è possibile scegliere l’asset, l’importo e persino impostare elementi di money e risk management quali Stop Loss e Take Profit.

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I CFD sono strumenti complessi e presentano un rischio significativo di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. Il 72% dei conti degli investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Assicuratevi di conoscere il funzionamento dei CFD e di potervi permettere di correre questo alto rischio di perdere il vostro denaro.

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