Le scorte di petrolio USA scendono: la reazione (violenta) dei prezzi

15.04.2021. Tra i tanti compiti che l’EIA svolge regolarmente, vi è la pubblicazione dei dati sulle scorte di petrolio USA. Un dato importante, che viene elevato a market mover dagli investitori di tutto il mondo, oltre a fornire una immagine plastica delle condizioni in cui versa, o potrebbe versare, l’offerta di oro nero.

Ebbene, le comunicazioni più recente dell’EIA hanno generato un effetto molto particolare sui mercati. Nello specifico, si tratta di comunicazioni parzialmente inaspettate, che rivelano delle scorte in discesa ben oltre le attese. Ecco cosa sta accadendo, e una prospettiva circa l’immediato futuro.

Cosa sta accadendo alle scorte di petrolio USA

Le dichiarazioni dell’EIA in merito alle scorte di petrolio USA hanno una cadenza settimanale. Ebbene, in relazione al periodo 2-9 aprile 2021, le scorte di petrolio USA sono diminuite di circa 5,9 milioni, attestandosi a 492,4 milioni di barili. Si tratta di un calo imponente, sia in senso assoluto che relativo.

E’ un calo imponente in senso assoluto, in quanto non è molto frequente assistere a cali di queste dimensioni. E’ un calo imponente in senso relativo in quanto di gran lunga superiore alle attese. Gli esperti, infatti, avevano stimato un calo di 2,8 milioni. 

Dinamiche simili hanno coinvolti gli stock di distillati, che hanno registrato un calo di 2,1 milioni (adesso sono a 143,5 milioni). In questo caso, era atteso in calo di 0,9 milioni.

L’effetto delle scorte di petrolio USA sui prezzi

Di norma, quando le scorte di petrolio USA diminuiscono in maniera significativa, gli analisti percepiscono un calo dell’offerta. Di conseguenza, i prezzi si alzano. La forza rialzista di questo dato, tuttavia, non è mai esagerata. D’altronde, stiamo parlando delle scorte di un solo produttore, per quanto importante.

In questo caso, gli effetti sono stati rilevanti. Insomma, il mercato ha iper-reagito. Nello specifico, ha reagito soprattutto il WTI, che si è portato in un paio d’ore (nella giornata del 14 aprile) da 60,85 dollari a 63,29 dollari. Per riflesso, ha reagito anche il Brent, che sempre nello stesso lasso di tempo è passato da 64,58 dollari a 66,72 dollari.

Cosa aspettarsi nel prossimo futuro

Sia chiaro: non è accaduto niente di catastrofico, apocalittico o, di contro, galvanizzante. Semplicemente, un market mover ha espresso un valore molto diverso rispetto alle attese e gli investitori hanno reagito in maniera intensa.

Tuttavia, è lecito supporre che tale evento e il conseguente incremento del prezzo del petrolio abbiano aumentato le frecce all’arco di chi spinge per un allentamento da parte dell’OPEC. Dunque, le pressioni affinché la massima assise dei produttori di petrolio riduca i tagli si potrebbero fare ancora più pesanti. Non che l’OPEC non stia pensando a un allentamento, ma l’ipotesi più probabile – almeno fino a questo momento – suggerisce una normalizzazione lenta e graduale. 

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